Scheda Carnevale iscritto

Nome: Ducato Di Santo Stefano
Link: http://www.ducatosantostefano.it/
Comune: Verona · Provincia: Verona · Regione: Veneto

Il Comitato Benefico del Carnevale di Santo Stefan

Tutta la vita del Carnevale di S. Stefano viene organizzata e gestita dal proprio Comitato a cui si aderisce spontaneamente e che opera in modo del tutto disinteressato, semplicemente per divertire, per dare una mano quando occorre e anche, naturalmente, per divertirsi; allo stesso modo vengono gestiti gli altri quartieri della città.
Nella storia del Duca della Pignata è raccontato come fin dall’inizio, intorno a Siro Zuliani si costituisse un Comitato (del quale era presidente), detto allora di S. Stefano e di S. Giorgio, che assegnò le prime Commende ed organizzò gli imponenti festeggiamenti del Luni pignatar del 1884.
Il Comitato, in oltre cinquant' anni di ininterrotta attività, ha visto passare nelle sue fila moltissimi veronesi (attualmente conta circa una quarantina di componenti), che hanno dato in misura più o meno rilevante il loro contributo al Carnevale di S. Stefano, operando in modo talora poco visibile ma comunque prezioso.
Lo Statuto attuale riconosce esplicitamente tra i fini del Comitato la promozione di attività non solo ricreative e folcloristiche, ma anche benefiche ed assistenziali, rifacendosi in questo allo spirito del Duca Zuliani, matacchione sì, ma uomo di grande cuore.
Il Presidente è coadiuvato da un Consiglio Direttivo, che detta gli indirizzi di fondo del Comitato, pianifica tutti gli interventi della Corte Ducale e del Dio de l’Oro ed organizza una serie di manifestazioni, a partire dalla festa del Luni pignatar.
Vengono annualmente conferite a cittadini benemeriti del Carnevale di S. Stefano le Commende e le Gran Croci istituite nel 1884 e continuamente rinnovate le fila dei figuranti che attorniano le maschere principali: dal Gran Ciambellano ai Commendatori Ufficiali, dalle Dame alla Primavera, dal Tigellino ai simpatici Pignatini. Un’apposita sezione del Comitato si occupa delle iniziative a favore di bambini, anziani, disabili.

Il Comitato poi, tramite il suo Presidente, si raccorda con tutti gli altri Comitati veronesi per la riuscita delle manifestazioni in comune.

La storia del Ducato

La figura del Duca della Pignata trae origine da un curioso personaggio realmente vissuto a Verona alla fine del secolo scorso.
Siro Zuliani (foto a lato); era un semplice impiegato d'una ditta veronese, ma nonostante il modesto stipendio ebbe modo in più occasioni di mettersi in luce tra gli abitanti del suo quartiere, il popolare rione di Santo Stefano dov’era nato il 9 gennaio 1852.
Nel 1882 un comitato carnevalesco aveva organizzato in Arena una ascensione di palloni aerostatici; in tale occasione Siro Zuliani aveva offerto un bellissimo pallone, annunciandone la partenza come la fantastica ascensione del Duca di Saint Julien; la trovata ebbe successo e fruttò al suo autore il titolo scherzoso di Duca.
L’anno successivo fece apporre a proprie spese in Via S. Alessio, davanti alla Chiesa di S. Stefano, una targhetta (una piereta) commemorativa della terribile inondazione che aveva colpito la città; la generosità di Zuliani incuriosiva i veronesi, tra i quali cominciò a girare la leggenda che egli avesse trovato nelle cantine della propria casa, di recente ricostruita, una pignatta colma di marenghi.
Siro Zuliani, da uomo spiritoso qual era, stette al gioco e fece esporre in una vetrina di Via Nuova (l’attuale Via Mazzini) una colossale pignatta con la scritta “Ecco la vera pignatta trovata dal Duca di S. Stefano”.
Questa dunque fu l’origine del titolo e dell’emblema del duca della pignata.
Ma la sua carriera era solo all’inizio. Nel gennaio del 1884 egli costituì un Comitato per il Baccanale di S. Stefano e di S. Giorgio, col dichiarato intento di organizzare un Carnevale antagonista a quello, invero in ribasso, di S. Zeno. La notizia suscitò un gran fervore di iniziative consimili in città, e nel giro di pochi giorni altri quattro comitati carnevaleschi sorsero in altrettanti rioni; ma mentre questi ultimi erano alle prese con seri problemi organizzativi e finanziari, il Comitato di S. Stefano, grazie al capace portafoglio di Siro Zuliani, diede il via ad una girandola di iniziative.
Originale fu l’idea di istituire una consulta araldica e di conferire delle decorazioni, modellate sulle onorificenze che i sovrani (veri) del tempo elargivano ai loro sudditi; nacquero così la Commenda e la Croce di Cavaliere (foto a lato), che imitavano l’ordine di S. Stefano d’Ungheria: una croce al cui centro campeggiava una pignatta sormontata dalla corona ducale. Il primo insignito della Commenda fu il segretario del Duca, comm. G.B. Fedrigo.
Il maestro Francesco Pozza compose l’inno ufficiale del Ducato, ancora oggi vigente, nel quale si celebrava la “memoranda” pignatta, in cui il Dio dell’Oro anticamente “meteva ‘l brodo” e che poi era stata scoperta da un “talian che dorme miga, stefanato de Verona”, cioè lo Zuliani.
Quando poi si giunse al Venerdì grasso ed alla tradizionale sfilata del Venardi gnocolar, tutta l’attenzione dei cittadini fu attirata dalla rappresentanza del Comitato di S. Stefano, costituita da una cavalcata, dal carro della Pignata (sul quale un folto gruppo di bambini, detti pignatini (foto a lato) dalla forma del loro copricapo, circondava la ormai celebre terracotta e ne cantava l’inno), e dalla carrozza del Duca, il quale ovviamente esibiva tutte le insegne del proprio grado.
Il giorno dopo, poi, fu diffuso in tutta la città un manifesto in cui si annunciava una straordinaria festa a S.Stefano per il successivo lunedì, con sfilata di carri nelle vie di Veronetta (il quartiere d’oltre Adige), luminarie, bande musicali e distribuzione di minestrone e vino nella piazza di S. Stefano, dove “macchine di portentosa e sorprendente forza motrice faranno scoppiare la Pignatta Ducale che vomiterà oro a palate”.
Come è ampiamente documentato dalle fotografie e dai giornali dell’epoca, la festa del Luni pignatar (foto a lato) riscosse un successo trionfale: in pratica tutta la città, con le autorità in testa, accorse a S.Stefano, dove il Duca conobbe la propria apoteosi.
Il Carnevale di S.Stefano, per il suo sfarzo a spese di Siro Zuliani, fu oggetto di ammirazione e di commenti, che si prolungarono per vari giorni. Ma di lì a poco si verificava un avvenimento tragico e per certi aspetti ancora inspiegabile: il Duca, nella notte tra il 19 ed il 20 marzo, si suicidava in un albergo di Mantova, dopo aver lasciato ai familiari ed alle autorità veronesi una serie di lettere che peraltro non chiarivano i motivi del gesto.
Allora come oggi, apparve ragionevole supporre che, per pagare le spese del Carnevale, Zuliani avesse contratto una serie di debiti di gran lunga superiori al proprio reddito ed ai propri risparmi (aveva vinto al lotto diecimila lire cinque anni prima: era quella la sua pignata); da integerrimo gentiluomo dell’Ottocento aveva evitato il disonore con un colpo di pistola.
Ma la morte di Siro Zuliani non ne cancellò il ricordo nel suo quartiere, dove anche negli anni successivi si organizzò, seppur in tono minore, la festa del Luni pignatar, sempre conclusa dall’acclamazione al Duca. Quando, dopo una lunga stasi a livello cittadino, i Comitati rionali del Carnevale tornarono a riorganizzarsi nel 1923, parve naturale a S. Stefano ripristinare quella figura del Duca che faceva ormai parte della tradizione del quartiere. Il titolo ducale fu conferito per elezione ad Ercole Germani, che per una dozzina d’anni guidò la propria corte tra sfilate e banchetti.
Poi si ebbe una nuova interruzione nel Carnevale cittadino, coincidente con gli anni della seconda guerra mondiale, finché nel 1948 fu proprio S. Stefano, in una città che ancora portava i segni dei bombardamenti, a riprendere la tradizione carnevalesca: l’esempio della corte pignatara, che fece la sua comparsa in carrozza tra lo stupore dei veronesi, fu trascinante per tutti gli altri rioni.
In quell’occasione assunse il ruolo di Duca Angelo Germani, figlio di Ercole, stabilendo il principio, tuttora vigente, della ereditarietà del titolo.
Da allora il Carnevale di S. Stefano non ha più conosciuto interruzioni; si è anzi arricchito di iniziative e di nuove figure, tra le quali spicca quella del Dio de l’Oro.
La corte pignatara, guidata per oltre trent’anni da Angelo Germani, figura quasi mitica del Carnevale veronese, dal 1990 (dopo una reggenza di Gianfranco Trainotti) vede nel ruolo di Duca Gianfranco Ballini (foto a lato), che è stato eletto secondo le procedure del 1923, previste quando non sia possibile la trasmissione ereditaria del titolo.
Il Duca, che indossa mantello e cilindro di colore azzurro, è circondato dai suoi dignitari (Gran Ciambellano e Commendatori) e dalle Dame, tutti rigorosamente abbigliati secondo la foggia di fine Ottocento.

Il Dio de l'Oro
Giovanni Cabianca
Giorgio Bissoli
L'investitura
La figura del Dio de l’Oro compare nella storia del Carnevale di S. Stefano fin dalle sue origini.
Infatti nella Rosaria de la Pignata misteriosa de Sastefano (questo il titolo integrale dell’Inno del Ducato, cantato per la prima volta da 33 buteleti stefanati nello storico Carnevale del 1884) l’autore, Francesco Pozza, scriveva che il Duca aveva scoperto “la pignata che na volta / Dio del’or meteva ‘l brodo”, evidentemente parodiando la mitologia classica.
Solo negli anni Venti, però, agli organizzatori del Carnevale di S. Stefano venne in mente di porre sul Carro del Comitato (che seguiva la carrozza del Duca), accanto alla storica pignata ed in mezzo ai pignatini, un figurante che impersonasse la mitica divinità, alla quale si faceva ascendere il tesoro trovato da Siro Zuliani.
Si trattava però di una semplice comparsa, priva di una precisa individualità..
Nel clima di rinascita del dopoguerra, quando grazie all’iniziativa del Comitato di S. Stefano il Carnevale di Verona tornò ai suoi splendori con le sfilate di carri e le feste di piazza, si pensò di rendere elettiva e annuale la funzione di Dio de l’Oro, sulla falsariga di quanto avveniva a San Zeno per il Papà del Gnoco e in altri quartieri per le rispettive maschere. Così, a partire da Giovanni Cabianca (foto a lato), che fu il primo Dio de l’Oro ‘ufficiale’ nel 1950, si snodò una lunga serie di personaggi dalle caratteristiche assai variegate, anche nell’immagine: infatti all’inizio il Dio si presentava in un abbigliamento da antico imperatore romano, poi passò ad uno stile composito, vagamente settecentesco od ottocentesco, che lo trasformava nella versione “aurea” del Duca, infine venne a sfoggiare un abito di taglio orientale, rutilante di gemme preziose. Nel tempo comunque rimasero i segni distintivi dello scettro (od un altro simbolo di potenza) e la predominanza dell’oro nell’insieme dell’immagine; immutata rimase invece la collocazione sul carro della Pignata.
La presenza di una maschera elettiva compensava il carattere vitalizio del ruolo ducale, e consentiva anche nel quartiere di Santo Stefano quelle accese battaglie tra candidati che sono una caratteristica di tanti rioni veronesi.
A poco a poco il giorno delle votazioni per la scelta del Dio de l’Oro si trasformò in un appuntamento importante del Carnevale, come pure la cerimonia della sua investitura.
La prorompente personalità di alcuni interpreti del ruolo, poi, determinò il successo a livello cittadino della maschera, che oggi accompagna stabilmente il Duca e prende la parola in tutte le manifestazioni, attorniato da una Corte propria, formata dalla Primavera, dal Tigellino, e da altre figure allegoriche.
Il Dio de l’Oro per il 2000 è Giorgio Bissoli (foto a lato), che ha già rivestito il ruolo numerose volte negli anni precedenti, riscuotendo uno straordinario successo di simpatia.

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