Storia del Carnevale Canturino
A Cantù si festeggia il Carnevale Ambrosiano, quello della Diocesi di Milano, che continua anche quando secondo il Rito Romano è ormai Quaresima.
Per capire il perché di questo stato di cose, bisogna risalire al tempo in cui S. Ambrogio era Vescovo di Milano: da Roma era arrivata una circolare, secondo la quale la Quaresima doveva durare 40 giorni; se in questi si comprendevano le domeniche si poteva allungare il Carnevale di cinque giorni (tanti quante sono le domeniche del periodo di Quaresima), se si escludevano, il Carnevale doveva essere accorciato di altrettanti giorni.
S. Ambrogio incluse le domeniche, allungando così di cinque giorni il periodo carnevalesco.
Nel 1574 S. Carlo Borromeo convinse i fedeli a rinunciare ad un giorno del loro Carnevale, in modo da farlo finire alla mezzanotte del sabato e non più della domenica.
E’ così che ancora oggi sono quattro i giorni in più del Carnevale Ambrosiano rispetto a quello Romano.
Forse per questo, per recuperare quel giorno di Carnevale fatto perdere da S. Carlo, in molte località della Brianza fino a non molti anni fa, si usava organizzare veglie e feste a metà della Quaresima, ed erano chiamate “Carnevale di mezza Quaresima”.
A Cantù il Carnevale ha una lunghissima tradizione, risale addirittura all’inizio del XX secolo, quando la gente viveva in povertà, con pochi mezzi, ma aveva la capacità di divertirsi in maniera semplice.
Questa festa era un momento importante perché c’erano poche occasioni di svago e si sentiva l’esigenza di un po’ di sollievo che si trovava nel prendersi in giro a vicenda. C’era bisogno di uno sfogo e di un po’ di evasione da una vita dura di lavoro.
In questo periodo speciale le regole venivano capovolte, si voleva trasgredire; ci si scambiava i ruoli: gli uomini si travestivano da donne e viceversa con abiti vecchi e smessi, i ricchi si vestivano da poveri, i brutti da belli, ecc.
Il Carnevale di Cantù è ancora oggi tra i più solidi e partecipati della provincia, per cui vi giungono maschere e spettatori anche dal milanese e dalla Svizzera, oltre che dai comuni limitrofi.
La tradizione del Carnevale a Cantù è da circa 30 anni che viene riproposta, puntualmente, con una sfilata di maschere e carri allegorici.
Nell’ultimo sabato di Carnevale le vie del centro cittadino sono invase da un’infinità di colori, musiche e balli e da moltissimi curiosi. E’ un momento di “follie” collettive, ma anche l’occasione per dare sfogo a competizioni tra i diversi rioni cittadini.
L’edizione “moderna” della manifestazione è caratterizzata da un grande impegno di gruppi, associazioni e parrocchie.
La preparazione dei carri richiede un lungo lavoro, che necessita anche di competenze diverse, ma soprattutto di assoluta segretezza per non rovinare la sorpresa del debutto e non favorire la concorrenza. E’ in questo clima che viene ideato, progettato, eseguito, assemblato e collaudato un carro. E’ nel segreto di un capannone che un intruglio di carta e colla diventa con il sostegno di un po’ di legno e di ferro, un’opera dell’ingegno e della fantasia pronta a regalare un miracolo di colori e ad eseguire una serie di sberleffi nei confronti della politica, degli affari e delle falsità della convivenza civile.
Il Carnevale di Cantù deve la sua notorietà alle monumentali realizzazioni dei gruppi “storici” di Sant’Antoniooggi la Maschera, di Fecchio, del Lisandrin, dei Firlinfeu, ecc., ma anche alle presenze prestigiose di carri e di gruppi provenienti da altri carnevali famosi.
Questa festa non si esauriva, però, in un’unica manifestazione. Numerosissime erano le iniziative che si susseguivano in città durante la settimana che precedeva il “sabato grasso”. Si trattava di iniziative per i bambini, di rappresentazioni teatrali, di concerti e veglioni, per persone di tutte le età.
Ora però, il Carnevale non è più vissuto in prima persona, si assiste a questo spettacolo delegando agli altri, a coloro che si sono adoperati per costruire carri e mascheroni, il compito di organizzare e condurre la festa.
Non esistono documenti che stabiliscano con certezza la data di inizio del Carnevale canturino. Pare che la memoria orale lo faccia risalire all’inizio del ‘900 quando già questa ricorrenza veniva festeggiata con sfilate di carri, mascherate e balli.