Scheda Carnevale iscritto
Nome: Associazione Culturale Boes e Merdules
Link: http://www.merdules.it
Comune: Ottana ·
Provincia: Nuoro ·
Regione: Sardegna
La Storia
Per capire il carnevale di Ottana bisogna rifarsi alle credenze, ai miti e ai riti della cultura pastorale tipica della Sardegna centrale, ereditate dalle culture del Mediterraneo nel periodo del loro massimo splendore.
Abbiamo testimonianze di questa forte presenza in diverse forme: sono numerosi i siti archeologici e i monumenti che si riconducono a riti religiosi, e altrettanti gli esempi nella toponomastica , negli usi e costumi popolari e nella quotidianità.
Ancora più importanti sono i momenti delle feste dove emergono, quasi a sfida con il passare dei tempi, alcune caratteristiche davvero straordinarie, un esempio su tutti è il periodo del carnevale nelle zone interne dell’isola.
Ottana è un oggi un piccolo paese del centro Sardegna a vocazione industriale ma nel passato fu molto importante e di riferimento per tutta la zona, come testimoniano i numerosi reperti archeologici rinvenuti e databili ai primi insediamenti umani; uno splendore socio - economico che derivava dalla felice posizione geografica che nel tempo seppe sfruttare, nel medioevo divenne crocevia di scambi, sede vescovile e intensificò rapporti con gli Arborea .
La decadenza cominciò intorno al 1500 a causa delle ondate di pestilenze dovute alla malaria, il paese rischiò addiritura di scomparire alla fine del secolo ma giunse agli anni settanta valorizzando la sua felice posizione geografica e la sua centralità in chiave industriale con l’insediamento Eni prima e con diverse realtà produttive oggi.
Appare ancora più importante , alla luce della sua storia così travagliata, avere mantenuto queste tradizioni e averle conservate così genuine e intatte nei secoli sino ai giorni nostri. Nelle maschere dei Merdules sono evidenti le tracce degli antichi culti del Mediterraneo arcaico, in particolare il culto del dio Dioniso, il carnevale sardo è la commemorazione di Dioniso, che ogni anno rinasce a primavera, risveglia la natura e la vegetazione .
In questa manifestazione pagana risulta radicato il culto della fertilità e, come ogni manifestazione nella vita isolana, era destinato a propiziarsi il dio Dioniso Mainoles, conosciuto in Sardegna come Maimone, la cui propiziazione era indispensabile per ottenere piogge abbondanti e buoni raccolti delle messi, importantissimi per l’economia del passato.
Ciò poteva avvenire attraverso la passione e la morte di una vittima destinata a rappresentare la morte e la passione del dio stesso. In tempi successivi, quando con l’avvento del cristianesimo iniziò la banalizzazione del rito, solo in Barbagia , isola nell’isola, si continuò a rappresentare la passione del dio che nasce e muore ciclicamente, come il grano, come l’erba, come i fiori.
Significativo e di notevole importanza è il fatto che il periodo delle esibizioni comincia il 16 Gennaio nel tardo pomeriggio: è il giorno di S. Antonio e, dopo la funzione religiosa che termina con la benedizione di un grande falò in piazza, i merdules si esibiscono uscendo dai vicoli del paese e confluendo attorno al fuoco. E’ sicuramente un’esibizione particolare resa ancora di più suggestiva dalle luci del fuoco nel buio delle tenebre.
Col nome “merdules” si indicano, in generale, tutte le maschere ottanesi.
Il “merdule” vero e proprio porta la maschera umana, il nome (è solo un’ipotesi) si suppone che abbia origine nuragica: mere = padrone e ule = bue; quindi padrone del bue.
“Sos boes” portano la maschera taurina che presenta decori e ornamenti realizzati con lo scalpello e il coltello; la figura del toro, antica divinità punico – nuragica, simbolo di forza vitale è sempre presente nella civiltà dell’intero bacino del Mediterraneo, “su boe” rappresenta l’animale che si ribella al padrone: inizialmente il suo passo cadenzato dà un particolare ritmo ai campanacci ma poi crea scompiglio tra la gente e si scaglia contro il merdule, suo padrone e domatore, che con il bastone “su Mazuccu” o una frusta di cuoio “sa Soca”, cerca di riportare l’ordine.
Sia i boes che i merdules vestono pelli di pecora integre di vello e portano in viso maschere di legno fatte di pero selvatico dette Carazzas (cara, in sardo, significa viso).
I boes portano sulla spalla un fitto grappolo di campanacci dette sas sonazzas o su erru, i merdules a differenza dei boes, non portano campanacci. Esiste anche una figura femminile “sa filonzana”, che rappresenta una donna triste che fila la lana col fuso;
Tutti temono e rispettano questa figura perché tiene in mano il fragile filo della vita che potrebbe recidere in qualsiasi momento, cosa che non accade mai….